C E N S I S
Sviluppo e futuroMateriali per la stampa
Roma, gennaio 2003
A cura di Maria Pia Camusi e Ester Dini
IndiceUn bacino occupazionale formidabile
Professionisti non sempre “liberi”
Dallo studio ai luoghi di lavoro
La lunga vita del professionista
1. Chi sonoIl convegno “Futuro e sviluppo per le professioni intellettuali italiane” e l’intero progetto “Professional Development & Forum”, di cui il convegno rappresenta la fase di lancio, si rivolgono al sistema professionale al cui interno si fronteggiano due grandi insiemi:
- le attività regolamentate tramite legge dello Stato che ne protegge l’esercizio dell’attività e definisce l’Ordine di appartenenza con compiti di controllo dei relativi Albi;
- le attività non regolamentate, i cui esercenti sono rappresentati da un numero considerevole e crescente di Associazioni professionali.
La tradizione autorevoleGli Ordini professionali a tutt’oggi riconosciuti sono 28. Fra questi, ci sono gruppi professionali fra i più antichi, che hanno costituito da sempre i riferimenti emblematici per le altre attività liberali (gli avvocati, i notai, i medici, gli architetti, solo per citare i più conosciuti) e professioni che solo di recente hanno ottenuto una regolamentazione pubblica (come gli psicologi o i consulenti del lavoro).
I saperi emergentiLe associazioni professionali si articolano in uno spettro molto più ampio che può essere disaggregato sulla base delle caratteristiche settoriali. La maggior parte delle Associazioni rappresenta operatori dei servizi all’impresa (dai designers industriali, agli economisti ambientali di impresa, ai formatori, agli interpreti, ai professionisti della security aziendale, ai consulenti finanziari e fiscali, ai cambisti, agli ergonomi, agli amministratori di immobili). Molto numerose sono anche le associazioni del comparto socio-sanitario (che iscrivono dai consulenti coniugali e familiari, ai musicoterapeuti, ai riabilitatori, ai dietisti, agli psicomotricisti, agli esperti di counseling, ai tecnici di dialisi, ai podologi, agli psicologi della scrittura) e del “well beeing” (fra cui si ricomprendono, fra gli altri, gli enologi, i restauratori, gli animatori turistici, le guardie del corpo, le guide escursionistiche). Da segnalare anche il settore della comunicazione (cui appartengono gli esperti in relazioni pubbliche, i tecnici pubblicitari, gli sponsor, i pubblicitari, gli esperti di marketing, i progettisti della comunicazione visiva, telecineoperatori e adattatori televisivi, ed altri) e quello delle medicine e delle pratiche non tradizionali (per esempio, i grafologi, i pranoterapeuti, gli agopressori, gli esperti di yoga e di shiatsu, i sensitivi, i riflessologi, i naturopati e gli esperti di tecniche energetiche olistiche).
2. Quanti sonoSi può stimare che l’intero volume di professionisti sia pari a 4.944.453 persone, di cui 1.692.287 iscritti agli Ordini e 3.252.166 operatori non regolamentati. Il numero di questi ultimi dal 1997 al 2001 è cresciuto del 50%, quello degli iscritti agli Ordini del 14,6%. L’aumento di iscritti alla Associazioni professionali sempre nello stesso periodo di tempo è stato pari al 317,9% (tab. 1 e 2).
Il ritmo di crescita complessivo dell’intero aggregato dal 1997 al 2001 è stato pari al 35,7%, costituendo un caso del tutto speciale all’interno di un mercato del lavoro segnato da dinamiche di rallentamento, almeno fino a tutti gli anni ‘90 (fig. 1).
Chi sale e chi scendeIl mondo libero professionale cresce ma non allo stesso modo. Tra 1999 e 2002, le professioni che hanno registrato la maggiore crescita sono state: avvocati (+58,2%), architetti (+25,2%), psicologi (+21,6%), assistenti sociali (+14,8%), ingegneri (+14%) e consulenti del lavoro (+10,1%)
(tab. 3).
Tab. 1 - Iscritti agli Ordini e ai Collegi professionali (v.a. e val. %) 2000
v.a.
%
Agenti di cambio
47
0,0
Agronomi e forestali
17.604
1,0
Agrotecnici
14.937
0,9
Architetti
100.165
5,9
Assistenti sociali
29.121
1,7
Attuari
702
0,0
Avvocati e procuratori
129.071
7,6
Biologi
40.083
2,4
Chimici
9.528
0,6
Commercialisti (dottori)
50.809
3,0
Consulenti del lavoro
19.897
1,2
Farmacisti
65.235
3,9
Geologi
13.854
0,8
Geometri
96.176
5,7
Giornalisti e pubblicisti
69.322
4,1
Infermieri (1)
322.074
19,0
Ingegneri
153.009
9,0
Medici
316.260
18,7
Notai
4.584
0,3
Odontoiatri
34.210
2,0
Ostetriche
14.565
0,9
Periti agrari
21.000
1,2
Peristi industriali
46.626
2,8
Psicologi
37.742
2,2
Ragionieri e periti commerciali
39.619
2,3
Spedizionieri doganali
2.344
0,1
Tecnici sanitari di radiologia medica
20.799
1,2
Veterinari
21.600
1,3
Totale
1.690.983
100,0
(1) Il dato include gli Assistenti Sanitari e Vigilatrici di infanzia
Fonte: elaborazione Censis su dati Ordini e Collegi Nazionali
Tab. 2 – Il volume delle professioni intellettuali (v.a., val. % e var. %)
1997
1998
1999
2000
2001
var.% 1997-2001
Professionisti non regolamentati
2.168.000
2.328.000
2.700.000
2.964.600
3.252.166
50,0
- di cui iscritti (val.ass.)
133.416
208.458
283.500
357.397
557.539
317,9
- di cui iscritti (val.%)
6,2
9,0
10,5
12,1
17,1
-
Professionisti regolamentati
1.476.340
1.534.329
1.551.228
1.635.464
1.692.287
14,6
TOTALE Professionisti
3.644.340
3.862.329
4.251.228
4.600.064
4.944.453
35,7
Fonte: elaborazioni e stime Censis su dati Cnel e Ordini professionali
Tab. 3 - Iscritti agli Ordini e ai Collegi professionali (v.a., val. % e var. %) 1999-2002
var.%
1999-2002
Avvocati e procuratori
58,3
Architetti
25,2
Psicologi
21,6
Assistenti sociali
14,8
Ingegneri
14,0
Veterinari
10,1
Consulenti del lavoro
8,1
Farmacisti
8,0
Giornalisti e pubblicisti (2)
7,3
Geologi
6,6
Geometri (3)
6,1
Commercialisti (dottori) (1)
5,9
Notai
3,9
Agronomi e forestali
3,8
Spedizionieri doganali
1,9
Biologi
1,3
Attuari (3)
0,7
Infermieri
0,6
Chimici
0,3
Ragionieri e periti commerciali
-1,0
Medici (1)
-1,5
Tecnici sanitari di radiologia medica
-1,7
Periti industriali (1)
-2,9
Agrotecnici
-4,3
Ostetriche
-6,4
Periti agrari (3)
-6,7
Odontoiatri (1)
-10,0
Agenti di cambio
-37,3
Totale
6,9
Fonte: elaborazione Censis su dati Ordini e Collegi Nazionali
3. Come sonoMalgrado negli ultimi anni siano state le donne a dettare la crescita del numero dei professionisti regolamentati, la loro presenza nel mercato delle libere professioni, resta ancora minoritaria, rappresentando solo il 34,2% dell’intero universo (fig. 2).
Secondaria è anche la presenza dei giovani: “solo” il 23,2% dei liberi professionisti ha meno di 35 anni, mentre la maggioranza (48,5%) ha un’età compresa tra i 36 e 50 anni (fig. 3).
Professionisti non sempre “liberi”La maggior parte dei professionisti italiani (il 76,2%) svolge la sua attività in forma autonoma. Fra coloro che svolgono attività non protette questa percentuale sale al 92,9%, mentre fra gli iscritti agli Albi, i lavoratori dipendenti sono il 36,7% (tab. 4).
Dallo studio ai luoghi di lavoroNonostante i tre quarti dei professionisti abbiano un luogo fisso di lavoro (75,6%), che coincide con lo studio o con l’azienda in cui lavorano, se dipendenti, vi è una fetta consistente di persone che lavorano in altri luoghi, ossia da casa (3,1%), presso il cliente (4,4%), o in una di queste a seconda delle circostanze (16,9) (fig. 4).
Tab. 4 - Tipologia di lavoro svolto negli ultimi tre mesi (val. %)
Lavoratore
Albo
Totale
Con albo
Senza Albo
Autonomo
63,3
92,9
76,2
Dipendente
36,7
7,1
23,8
Totale
100,0
100,0
100,0
Fonte: indagine Censis, 2002
L’autonomia va in reteIl 76% dei professionisti ritiene che l’autonomia sia una delle dimensioni costitutive del loro lavoro; al tempo stesso, pensano che paghi di più scambiare con altri soggetti idee e opportunità (69,9%), piuttosto che puntare sulle sole proprie forze (30,1%) per risolvere i problemi (tab. 5).
Pronti a ripartireIl professionista non è il lavoratore “arrivato” che non mette più in discussione l’identità acquisita. Per rendere ancor più gratificante il proprio lavoro, i professionisti sarebbero disposti a rimettersi a studiare (33,3%). Inoltre, hanno una chiara propensione alla mobilità territoriale: il 24,5% potrebbe cambiare città e il 22% potrebbe andare all’estero (fig. 5).
Il privato sacrificatoI professionisti ritengono che l’aspetto del loro lavoro che potrebbe diventare più critico nei prossimi tre anni è la conciliazione fra privato e vita professionale (24,9%). Preoccupa anche il mantenimento delle proprie competenze (19,9%) e il potere di acquisto del reddito (13,8%) (fig. 6).
La lunga vita del professionistaIl 26,3% dei professionisti lavorerà oltre i 65 anni. Fra questi la maggior parte appartiene agli Ordini professionali (31,1%) contro il 20% di chi esercita professioni non regolamentate (tab. 6).
Tab. 5 - I valori dei professionisti (val. %)
%
Autonomia professionale
76,6
Dipendenza professionale
23,4
Totale
100,0
Scambiare costantemente con altri idee e opportunità
69,9
Puntare alle proprie forze per la soluzione dei problemi
30,1
Totale
100,0
Fonte: indagine Censis, 2002
Tab. 6 - Età a cui si pensa di smettere di lavorare (val. %)
Età
Albo
Totale
Con albo
Senza Albo
Meno di 55 anni
2,2
5,7
3,8
Tra 55 e 57 anni
10,0
10,0
10,0
Tra 58 e 60 anni
35,6
28,6
32,4
Tra 61 e 65 anni
20,0
28,6
23,7
Tra 66 e 70 anni
16,7
18,6
17,5
Dopo i 70 anni
14,4
1,4
8,8
Dopo 35 anni indipendentemente dall’età
1,1
7,1
3,8
Totale
100,0
100,0
100,0
Fonte: indagine Censis, 2002
4. Come li vedonoNonostante rappresentino uno dei volani occupazionali principali della nostra economia e nonostante siano la parte più qualificata del terziario, le organizzazioni professionali non hanno una visibilità sociale altrettanto significativa.
Basta pensare che soltanto il 52,2% degli italiani pensa di sapere cos’è un Ordine professionale, salvo che solo il 9,2% conosce esattamente la sua natura di organo ausiliario dello Stato (fig. 7), mentre la stragrande maggioranza (52,6%) li ritiene organismi che tutelano gli interessi degli iscritti.
........ e di qualitàQuando gli italiani usufruiscono di prestazioni professionali si aspettano soprattutto di trovare un professionista affidabile (63,2%), prima ancora che efficiente (34,6%) (fig. 8).